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ORO

Francesca Grilli’s work is pervaded by the themes of memory and testimony; for the artist individual and collective history is a sphere of possibilities, a set of circumstances and events, sometimes realized, sometimes passed over or repressed, at others indescribable, not directly transmittable, but always ready to resurface. Her works, underpinned by a profound analytical lucidity, tend to take the form of subtle but pregnant narrations, made up of slippages of meaning and subtexts. The aspect of performance plays an important role.In the case of ORO (‘GOLD’), as in some of her other recent projects, the artist has gone back in time, into the history of Western culture, to the sources of modern knowledge. What has re-emerged is the complex milieu of the system of esoteric and alchemical thought. Alchemical philosophy was a blend of scientific research and desire for salvation, immaterial principles and reflections on the corporeal nature of what exists in the world. The idea of possible spiritual development and the significance of growth and liberation for the individual and for humanity as a whole were associated with an element of absolute symbolic value, gold. Out of this came the idea for a composite project that, in a continual movement back and forth, between past and present, makes reference to a sense of decay and catastrophe and gives tangible form to the longing for renewal in our own time, to the sense of the now inescapable necessity of change. Right from the title of the exhibition, Francesca Grilli already expresses the hope for a new era of plenty: just as the alchemists believed in a sequence of four historical ages, the Golden, Silver, Bronze and Iron Ages – that would repeat themselves cyclically – Grilli declares her belief in an organic cyclicity and an imminent transition from the contemporary Iron Age to a new Golden Age. A profound transformation, symbolized by the figure of a falcon flying inside the library of the Benedictine monastery of San Giovanni in Parma, where the video was shot. If the library is par excellence the place for the transfer of knowledge between generations and for exchange between cultures, the library of San Giovanni combines, in its frescoes, historical, symbolic and sapiential elements drawn from the biblical and classical tradition and from the alchemical and cabbalistic one. Against the backdrop of these contents, in an atmosphere of enigmatic suspense, Francesca Grilli initiates a sort of arcane ritual by releasing a falcon and allowing it to circle, free but also constrained, between the frescoed walls. While the falcon flies, and its movement is mirrored in the mythological motifs of the paintings, a voice recites Ovid’s story of King Midas in the silbo gomero, an ancient and now almost extinct whistled language used only on the island of La Gomera, in the Canaries. The silbo, regarded as a noble tongue by the alchemists, is a sort of phonetic transliteration inspired by birdsong; i.e., according to legend, the mythical universal language that preceded the construction of the Tower of Babel and the diversification of tongues. ‘It is said’, writes Francesca Grilli, ‘that when God told Adam to give the things he had created suitable names, ones that would be able to define their innermost characteristics perfectly, he “spoke” in the language of birds. In other words he used perfect phonetics to condense the whole being of every created thing in a “word”.’ At the end of the story the falcon alights and devours a piece of meat, going back to satisfy its instincts as a bird of prey. The project includes a series of sculptures in bronze, iron and silver, related to the imagery of the falcon: thirty-three hawk feathers cast in bronze and treated with iron, and two pairs of wings, made of bronze and silver. Their location on the floor alludes to the feathers lost during moulting, but the metals utilized refer to the three alchemical Ages of Silver, Bronze and Iron; the fact that they are oriented downwards speaks of a flight towards the underworld, or the fall, the moment of decline in which the feather, growing heavy, abandons all the lightness of flight. But like every moult, the loss of feathers brings with it a sense of transition and transformation. In the space of the gallery, on the upper floor, is displayed a series of self-portraits in which the ectoplasmic figure of the artist is surrounded by vibrant auras of light. They are Polaroid pictures taken with a camera capable of capturing a person’s magnetic field. The images were produced over the course of three months in which Francesca Grilli swallowed phials containing progressively larger doses of gold.The project envisages the presence, with a high emotional impact, of a falcon: the proximity with the living and free animal will bring a sense of energy into the rarefied space of the exhibition, but also one of subjection, of disquiet, of great instability.
Gabi Scardi

 

 

 

ORO

Il lavoro di Francesca Grilli è attraversato dai temi della memoria e della testimonianza; per l’artista la storia, individuale e collettiva, è un campo di possibilità, un insieme di circostanze e di avvenimenti, talvolta realizzati, talvolta tralasciati o rimossi, talvolta indescrivibili, non direttamente trasmissibili, ma sempre pronti a riaffiorare. Le sue opere, sottese da profonda lucidità analitica, tendono a prendere la forma di narrazioni sottili, ma cariche, fatte di slittamenti e di sottotesti. L’aspetto performativo vi assume un ruolo importante.Nel caso di ORO, come in alcuni altri suoi recenti progetti, l’artista si è spinta indietro nel tempo e nella storia della cultura occidentale, alle fonti della conoscenza moderna. A riemergere è stato l’ambito complesso del sistema di pensiero esoterico e alchemico. Nella filosofia alchemica si fondevano ricerca scientifica e desiderio di salvezza, principi immateriali e considerazioni riguardanti la natura corporea di ciò che sta al mondo. L’idea di un possibile sviluppo spirituale e la valenza di crescita e di liberazione relativi all’individuo e all’umanità intera erano associati a un elemento di assoluto valore simbolico, l’oro.Da qui le suggestioni per un composito progetto che, in un continuo rimando tra passato e presente, fa riferimento a un senso di decadenza e di catastrofe e dà forma tangibile all’ansia di rinnovamento rispetto ai tempi presenti, al senso di un passaggio d’epoca ormai necessario e ineludibile.Nella mostra Francesca Grilli esprime, fin dal titolo, l’auspicio per una rinnovata epoca di abbondanza: come gli alchimisti credevano nel riproporsi di quattro ere storiche, l’Età dell’Oro, dell’Argento, del Bronzo e della Lega in Ferro – che si sarebbero ciclicamente ripetute – così Grilli manifesta la convinzione di un’organica ciclicità e di un imminente passaggio dalla contemporanea Età del Ferro a una nuova Età dell’Oro. Una trasformazione profonda, simboleggiata nella figura di un falco in volo all’interno della Biblioteca del monastero Benedettino di San Giovanni a Parma, dove il video è stato girato.Se la biblioteca è luogo per eccellenza del trasferimento intergenerazionale della conoscenza e della trasmissione interculturale, la Biblioteca di San Giovanni combina, nei suoi affreschi, elementi storici, simbolici e sapienziali tratti dalla tradizione biblica e classica e da quella alchemico-cabalistica. Sullo sfondo di questi contenuti, in un’atmosfera di enigmatica sospensione, Francesca Grilli dà corso a una sorta di rituale arcano liberando un falco e consentendogli di volteggiare, libero, ma anche costretto, tra le pareti affrescate. Mentre il falco vola, e il suo movimento si rispecchia nei motivi mitologici raffigurati, una voce recita il testo ovidiano su Re Mida parafrasato nel silbo gomero, antichissima lingua fischiata in via d’estinzione, praticata oggi nell’isola de La Gomera, nelle Canarie; il silbo, lingua eletta secondo gli alchimisti, è una sorta di traslitterazione fonetica ispirata al linguaggio degli uccelli ossia, secondo la leggenda, al mitico linguaggio universale che precedette la costruzione della torre di Babele e la diversificazione delle lingue.“Si narra – scrive Francesca Grilli – che quando Dio ordinò ad Adamo di imporre alle cose create i nomi più adatti, quelli che sapessero definire perfettamente le loro intime caratteristiche, egli abbia “parlato” con la lingua degli uccelli. Abbia cioè usato la fonetica perfetta per condensare in una “parola” tutto l’essere di ogni cosa creata.”Al termine del racconto il falco si posa e divora della carne, tornando a soddisfare i propri istinti di predatore.Il progetto comprende una serie di sculture in bronzo, ferro e argento, relative all’immaginario del falco: 33 penne di falco realizzate in bronzo e trattate con ferro, e 2 paia di ali, in bronzo e in argento. La loro collocazione sul pavimento allude alle penne perse durante la muta, ma i metalli utilizzati fanno riferimento alle tre Età alchemiche dell’Argento, del Bronzo e della Lega in Ferro; l’averle orientate verso il basso dice un volo verso il sottosuolo, o la caduta, il momento di involuzione in cui la piuma, appesantitasi, abbandona ogni volatile leggerezza.Ma come ogni muta, la perdita delle penne porta con sé un significato di transito e di trasformazione. Nello spazio della galleria, al piano superiore, è esposta una serie di autoritratti nei quali l’ectoplasmatica figura dell’artista appare all’interno di vibranti auree luminose. Si tratta di Polaroid scattate con un apparecchio fotografico capace di catturare il campo magnetico dell’individuo. Le immagini sono state realizzate nell’arco di tre mesi durante i quali Francesca Grilli ha ingerito progressivamente dosi di oro in fiala.
Il progetto prevede la presenza, ad alta intensità emotiva, di un falco: la contiguità con l’animale, vivo e libero, immette nello spazio pur rarefatto della mostra un senso di energia, ma anche di soggezione, di inquietudine, di forte instabilità.

Gabi Scardi